ACCORDO STATO-REGIONI 2025 e PREVENZIONE INCENDI: NUOVA NORMA

ACCORDO STATO-REGIONI 2025: L’OBBLIGO DI VERIFICA DELL’EFFICACIA FORMATIVA

Con l’entrata in vigore dell’Accordo Stato-Regioni 2025, il Datore di Lavoro dovrà far fronte ad un nuovo adempimento cruciale: la valutazione dell’efficacia della formazione.
La normativa introduce infatti una distinzione netta tra due fasi del processo formativo, diverse per logica, tempistiche e strumenti:

  • Verifica dell’apprendimento che avviene immediatamente dopo il corso (es. test finale) per accertare il recepimento delle nozioni.
  • Verifica dell’efficacia che si svolge a distanza di tempo, durante l’attività lavorativa, per confermare che il lavoratore abbia effettivamente interiorizzato i concetti e li applichi correttamente nella pratica quotidiana.

L’Accordo definisce la valutazione dell’efficacia come parte integrante del percorso formativo; a tale scopo vengono indicati i seguenti strumenti metodologici per l’analisi dei risultati:

  • Analisi statistica: monitoraggio dell’andamento infortunistico/near miss aziendali nel periodo post-formazione.
  • Questionari comportamentali: somministrazione di test volti a misurare l’adozione di comportamenti sicuri.
  • Osservazione diretta: utilizzo di check-list di valutazione durante lo svolgimento delle mansioni sul campo.

L’obiettivo è misurare il “cambiamento”; la formazione non deve essere un mero adempimento burocratico, ma uno strumento per migliorare l’efficienza del sistema di prevenzione e protezione in azienda.
Si ricorda che la mancata verifica dell’efficacia della formazione rende il percorso formativo giuridicamente incompleto. Tale inadempienza espone il Datore di Lavoro a responsabilità e possibili sanzioni per violazione degli obblighi di formazione e addestramento.

 

PREVENZIONE INCENDI – LA NUOVA NORMA ISO 3941:2026

La norma internazionale ISO 3941, punto di riferimento per la classificazione degli incendi in base al combustibile, è stata aggiornata con la revisione 2026.
La novità principale è l’introduzione ufficiale della Classe L, dedicata specificamente ai rischi derivanti dall’energia elettrochimica, come le batterie agli ioni di litio e i sistemi di accumulo energetico.

A seguito di questo aggiornamento, il quadro completo delle classi d’incendio risulta così articolato:

  • Classe A: solidi organici (legno, carta, tessuti, plastica) che formano braci;
  • Classe B: liquidi o solidi liquefabili (benzina, alcoli, solventi);
  • Classe C: gas infiammabili (idrogeno, metano, GPL);
  • Classe D: metalli combustibili (magnesio, potassio, sodio);
  • Classe F: oli e grassi vegetali o animali in apparecchi di cottura;
  • Classe L: batterie agli ioni di litio e sistemi di accumulo energetico.

Rispetto ai combustibili tradizionali, le batterie al litio presentano criticità uniche che richiedono strategie di gestione dedicate. Il fenomeno del Thermal Runaway (fuga termica), ad esempio, innesca una reazione chimica autosostenuta che genera ossigeno interno, rendendo inefficaci i comuni agenti estinguenti per soffocamento. A questo si aggiunge un elevato rischio di riaccensione, poiché il calore residuo può reinnescare le fiamme a distanza di ore o giorni, e una forte tossicità dei fumi, che rilasciano acido fluoridrico e vapori corrosivi.

Sebbene la norma non sia obbligatoria per legge, è fondamentale adottare proattivamente le seguenti misure per garantire la sicurezza aziendale:

  • censimento del rischio: identificare le aree critiche (zone ricarica muletti, sale server/UPS, depositi di utensili elettrici, colonnine di ricarica dei veicoli elettrici);
  • verifica delle attrezzature: valutare se gli estinguenti presenti siano idonei alla Classe L (es. agenti incapsulanti o raffreddanti specifici),
  • aggiornamento procedurale: valutare la revisione del Piano di Emergenza e la definizione di procedure operative specifiche.
  • monitoraggio post-evento: stabilire protocolli di sorveglianza di almeno 24-48 ore per i dispositivi danneggiati, onde prevenire riaccensioni spontanee;
  • formazione: addestrare il personale al riconoscimento dei segnali pre-incendio, all’uso di DPI idonei e alle tecniche di raffreddamento massivo necessarie per contenere la fuga termica.

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